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Morti di serie BManuela CampitelliAveva il volto tumefatto e una ferita alla nuca provocata da un corpo contundente. Il cadavere di un cittadino senegalese è stato rinvenuto domenica mattina, verso le nove, in un sentiero che si trova all’incrocio fra via Appia Pignatelli e via dell’Almone, al parco della Caffarella. Un caso di omicidio, sicuramente cruento a giudicare dallo stato in cui è stato trovato il cadavere, avvenuto in un luogo pubblico quasi al centro di Roma. Uno di quei casi, insomma, che le cronache dei giornali sparano in prima pagina e che i telegiornali regionali riportano tra le notizie di apertura. Eppure, questa volta, come si dice in gergo, i mezzi d’informazione non sono stati «sul pezzo». Solo poche righe per raccontare la storia di un cittadino senegalese, senza fissa dimora, conosciuto in zona per la sua attività di lavavetri e morto con ogni probabilità dopo essere stato malmenato. Poche righe che, a differenza dei casi di omicidio che coinvolgono cittadini italiani, insistono poco o affatto nella ricerca di un colpevole: quasi a dare per scontato che un senza tetto, certi «imprevisti», li deve pur mettere in conto. «E’ un fatto orribile – commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne – ma ancora più inquietante è la censura attuata da tutti i media italiani di fronte all’episodio, che è stato divulgato senza alcun rilievo, come si trattasse di un evento senza importanza. Se al posto di un nero senegalese, vi fosse stata una donna o un ragazzo italiano, i giornali avrebbero ospitato la notizia nelle prime pagine e da ogni parte si solleverebbe un allarme-violenza nella Capitale. Sebbene gli investigatori abbiano rilevato elementi sufficienti per parlare di omicidio – prosegue il Gruppo EveryOne – nessuno ha espresso parole di sdegno o di cordoglio, nessuno si è mobilitato. E’ come se la propaganda xenofoba promossa da partiti razzisti e da politici che cavalcano l’onda anti-immigrazione avesse ormai fatto breccia nelle coscienze di tutti gli italiani, compresi i responsabili di una corretta informazione». La vittima, secondo i racconti delle persone che frequentano abitualmente la Caffarella, viveva nel parco ormai da molto tempo. Dormiva in una tenda tipo igloo e non aveva dietro documenti, solo una tessera della mensa dove andava a mangiare, dalla quale risulterebbe aver avuto 55 anni. Nessuna segnalazione di disturbo era mai giunta alle forze dell’ordine dai molti che lo conoscevano e che lo hanno descritto come un uomo solitario e tranquillo. Il medico legale, che ha determinato l’ora della morte tra mezzanotte e le tre della notte tra sabato e domenica, ha confermato che prima di essere assassinato deve aver subito un violento pestaggio causato anche da un corpo contundente, di cui però non è stata trovata traccia. Mentre il cadavere della vittima è stato portato per l’autopsia all’istituto di medicina legale a piazzale del Verano, i carabinieri del nucleo investigativo di via Inselci che si stanno occupando delle indagini stanno ascoltando le testimonianze dei frequentatori abituali del parco. “In misura meno grave, ma egualmente significativa – continuano i responsabili di EveryOne – sempre domenica si è assistito all’ennesimo episodio di razzismo anche nel calcio. Nel corso della partita che è stata disputata a Cagliari, i campioni dell’Inter di origine africana Balotelli [che ha nazionalità italiana] ed Eto’o sono stati fischiati e insultati a più riprese da gran parte del pubblico sugli spalti. Abbiamo segnalato alle autorità internazionali questi fatti, gravi e inammissibili – conclude EveryOne – sollecitando una presa di posizione decisa e inequivocabile da parte delle Nazioni Unite, dell’Unione europea e dei Paesi civili sui tanti episodi di razzismo e intolleranza che continuano a verificarsi nel nostro paese».
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