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8 Arpile - Giornata Internazionale della Nazione Rom

Dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci

L'8 aprile si celebra in tutto il mondo il "Romano Dives", la Giornata internazionale della nazione Rom, in ricordo di quell'8 aprile del 1971 quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo Rom e si costituì la Romani Union, la prima organizzazione mondiale dei Rom riconosciuta dall'Onu nel '79.

Vogliamo ricordare quest'anniversario denunciando ancora una volta le discriminazioni di cui sono vittime queste popolazioni e avanzando alcune proposte che garantiscano loro alcuni essenziali diritti.

Innanzitutto crediamo che vadano messe in campo iniziative concrete per il superamento dei campi. Le soluzioni non possono che essere fllessibili e graduali, ma devono garantire in tempi certi il superamento delle logiche segreganti e ghettizzanti dei "campi nomadi". In un rapporto dell'Errc (European Roma Rights Center) se ne denuncia il carattere di vero e proprio apartheid, con condizioni abitative, ambientali e sanitarie fortemente lesive dei più elementari diritti umani. Il nostro paese è stato condannato dal Comitato europeo per i diritti sociali per aver sistematicamente violato, con politiche e prassi, il diritto di Rom e Sinti ad un alloggio adeguato.
Chiediamo per questi cittadini la possibilità di accedere alle procedure per l'assegnazione delle case popolari; l'attivazione di progetti sociali partecipativi; la concessione di mutui a condizioni speciali; la realizzazione di aree di transito attrezzate per la sosta temporanea, per svolgere attività lavorative tradizionali e per consentire manifestazioni religiose, culturali e sociali.

Chiediamo inoltre il riconoscimento dello status di minoranza, con l'estensione delle disposizioni di tutela delle minoranze etniche e linguistiche e l'attuazione di piani d'azione a livello nazionale, regionale e locale.

A Rom e Sinti va riconosciuta parità di trattamento di fronte alla legge, cancellando norme punitive e/o discriminanti e ribadendo che la responsabilità nel nostro ordinamento giuridico è personale. Vanno promosse politiche di accoglienza che governino i fenomeni migratori e che sappiano monitorare le presenze, senza creare falsi allarmismi sociali che deformano i problemi e li riducono a pura questione di ordine pubblico.

Proponiamo l'introduzione del diritto di suolo (jus soli, chi nasce in Italia ne è per ciò stesso cittadino), anche per Rom balcanici genitori di minori nati in Italia, per i figli e per gli altri rom balcanici presenti in Italia da anni e mai riusciti a regolarizzarsi. In attesa della legge sulla cittadinanza, chiediamo una sanatoria per questi cittadini.

Crediamo che la promozione delle culture rom e sinti, patrimonio dell'umanità, sia la premessa indispensabile per superare pregiudizi e stereotipi. Solo la conoscenza, le iniziative interculturali, una comunicazione che non alimenti sentimenti xenofobi possono favorire il superamento dei pregiudizi e una vera integrazione, così come richiesto anche dal Parlamento europeo e dalle istituzioni internazionali.

Chiediamo che in tutti le decisioni che riguardano la vita e il futuro di gruppi rom e sinti siano consultati obbligatoriamente i diretti interessati e che più in generale vengano promosse e sostenute tutte le forme di autoorganizzazione a partire dal Comitato rom e sinti in Italia, prima importante forma di autoorganizzazione italiana delle minoranze rom e sinti.

07/04/2008
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