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Manifestazione a Bruxelles per respingere la ‘direttiva della vergogna’ contro i migranti

La cosiddetta direttiva della vergogna, volta a fissare regole comuni in materia di rimpatri sarà discussa al Parlamento europeo il 20 maggio prossimo. Della direttiva rimpatri ci siamo già occupati, esprimendo con una nota la nostra preoccupazione per la strategia dell'Unione europea (Ue) sempre più tendente a concentrarsi sugli aspetti relativi al controllo dell'immigrazione, alla lotta a quella clandestina e alla messa in atto di quegli strumenti volti a implementare azioni di espulsione, respingimento e repressione. Si è andata delineando una politica di criminalizzazione dell'immigrazione, che ha impedito, soprattutto dopo l'11 settembre, di rispettare gli impegni presi dalla Ue in tema di immigrazione e asilo dal Consiglio europeo di Tampere in poi, e ha determinato risultati deludenti su asilo, ricongiungimenti e residenti di lunga durata. La direttiva in agenda risponde all'esigenza di omogeneizzare le regole sulle espulsioni, partendo dalla presenza di un numero crescente di immigrati non regolari in Europa, che è prevalentemente prodotta dalla impossibilità di entrare legalmente (assenza di canali di ingresso legale, in particolare per ricerca di lavoro, che è il motivo principale che spinge a emigrare). In assenza di provvedimenti per consentire ingressi regolari, non riteniamo accettabile una direttiva sui rimpatri. Da un lato la Ue alimenta la clandestinità, dall'altro ne scarica sui migranti la responsabilità e avanza una proposta che li penalizza e che definisce in Europa una cittadinanza con minori garanzie e minori diritti per milioni di persone. Pensiamo che non si possa procedere alla scrittura di regole comuni per sanzionare chi non ottempera alla legislazione in materia di ingresso e soggiorno, se questa legislazione esiste solo a livello nazionale. Di fronte a 25 regimi diversi in materia di ingressi e soggiorno, una direttiva comune in materia di espulsioni non trova alcuna giustificazione. Contro questo provvedimento che sancisce vere e proprie violazioni dei diritti dell'uomo, chiediamo ai parlamentari europei di rigettare la proposta. In caso di approvazione della direttiva, infatti, la durata massima della detenzione dei migranti per reati amministrativi sarà fissata a 18 mesi; sarà permessa la detenzione dei minori non condizionata alla salvaguardia dell'interesse predominante/principale del minore stesso; sarà fissato un divieto di reingresso per chi ha subito un espulsione. Per questo abbiamo aderito alla campagna contro la ‘direttiva della vergogna’ lanciata da una piattaforma europea di Ong e aderiamo oggi alla manifestazione di protesta che si terrà il 7 maggio a Bruxelles, dove una rappresentanza dell’Arci sarà presente. È nostro dovere reagire contro la sistematizzazione dei campi e dell'allontanamento legalizzato di persone giudicate arbitrariamente indesiderabili.

Info: www.direttivadellavergogna.org

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