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Crisi idrica:
Interviene il Comitato
Italiano - Contratto Mondiale sull'Acqua
“Una nuova politica di governo delle risorse idriche, una ‘rivoluzione’ culturale sul piano dei comportamenti e dell’assunzione di responsabilità a tutti i livelli”. E’ quanto chiede il Comitato
Italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua alla luce della crisi
idrica che colpisce il nostro paese. Il Comitato punta il dito contro
“l’assenza di una politica di gestione complessiva del patrimonio
idrico (di tutte le acque) ed il prevalere di tante politiche
settoriali impostate su una logica di difesa di una visione
privatistica dell’acqua”. Il Comitato critica anche la scelta di
delegare la gestione del servizio idrico a società per azioni anche a
capitale pubblico ma ispirate da una logica privata. I gestori delle
nuove SpA, secondo il Comitato, hanno preferito spingere i poteri
pubblici ad aumentare le tariffe ed ad investire nelle “grandi opere”
per aumentare l’offerta d’acqua. Ora é noto che i volumi sprecati per
usi irrigui e per usi energetici od industriali costituiscono un peso
economico considerevole per l’economia del bilancio idrico del Paese.
Una critica viene mossa anche alla debolezza nelle politiche di
riduzione degli sprechi. Per questo, il Comitato chiede:
- al Governo, in funzione a) dell’impegno sancito dal suo programma
che “ l’acqua è un bene pubblico prezioso, e b) del principio
affermato nel programma che proprietà e gestione dell’acqua devono
rimanere pubbliche, di emanare con carattere di urgenza un decreto
legge che sulla base dell’art. 43 della nostra Costituzione difenda
immediatamente l’acqua come ‘bene comune’ e non ‘merce’ e
conseguentemente sospenda “ tutte le procedure in corso per la sua
privatizzazione” attraverso una moratoria che vada oltre il
monitoraggio delle gare di affidamento in atto;
- ai Ministri competenti prima di approvare,come Governo,
provvedimenti di urgenza o di stanziamenti di risorse a favore di
singoli settori, di attivare un momento di confronto (Tavola nazionale
) che coinvolga tutti gli attori ed utilizzatori, ivi comprese le
associazioni a difesa dell’acqua ed i rappresentanti dei cittadini.
Questo Tavolo di lavoro dovrebbe costituire la sede attraverso la
quale definire un “Piano di azione” che contenga gli impegni ed i
comportamenti che saranno assunti da ogni categoria per concorrere,
rispetto alla crisi idrica attuale, e quindi sul breve periodo, alla
riduzione di tutti i consumi ed usi, tenendo presente la priorità di
un piano di investimenti per ridurre le perdite. La diffusione di
questo “piano di azione” potrebbe avvenire tramite una campagna
sostenuta a livello dei media, sostenuta da Pubblicità progresso,
nell’intento di far conoscere e rendere tutti partecipi delle
decisioni assunte;
- al mondo della stampa ed in particolare alla televisione pubblica,
di attivare servizi di approfondimento e di analisi delle situazioni
idriche e delle buone pratiche che caratterizzano i territori e bacini
“regionali”. Questi momenti di approfondimento dovrebbero favorire il
confronto e l’interlocuzione non solo fra i soggetti istituzionali (
Amministratori competenti a livello regionale, Province e Comuni-AATO)
ma anche con le imprese di gestione degli acquedotti, i cittadini, i
sindacati, le associazioni a difesa dell’acqua. In particolare vanno
coinvolti e sentiti quei comitati di cittadini che si battono da anni
per l’acqua Bene comune ,stanno raccogliendo le firme per una legge di
iniziativa popolare ed hanno prodotto Forum nazionali e mondiali.
Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'Acqua
04/05/2007 |